La Morte è come una Farfalla

La Morte è come una Farfalla dalle ali bianche...

 

Ho già parlato dell'Arcano della Morte, lo so, ma quando ho pensato a questo progetto, mi è venuta in mente la Morte che siamo disegnando Veronica ed io.

 

... e in essa appare una bellissima Farfalla (il resto della Carta lo vedrete, quando il mazzo sarà finito)

 

Dalla morte simbolica del Bruco nasce una Farfalla

Questo splendido insetto infatti simboleggia l’Anima che è uscita dal corpo, e si è liberata di tutto.

E vola leggera senza alcun pensiero.

Per questo le sue ali sono vergini, candide, perché ha abbandonato tutto dietro di sé.

 

Così noi... lasciamo il nostro corpo, per andare avanti.

 

Come colonna sonora di questo Arcano, sono indecisa tra due pezzi che amo moltissimo.

 

Quindi, a voi la scelta...


Angelo Branduardi "Son io la Morte"

 

E un'esilarante versione di Roberto Vecchioni e Angelo Branduardi di  "Samarcanda"

 

anche perché la Morte può essere ironica, o anche poetica... ma non deve essere mai definitiva!

 

Una curiosità...mentre cercavo una farfalla bianca per accompagnare questo post, ho trovato questa leggenda giapponese, di una bellezza squisita.

 

Niente per caso... 

 

LA FARFALLA BIANCA

(LEGGENDA GIAPPONESE)

 

In una casetta dietro il cimitero del tempio di Sozanji viveva un vecchio di nome Takahama.

Era molto amabile e piaceva a tutti i suoi vicini, anche se molti di essi lo consideravano un po’ pazzo.

A quanto sembra la sua pazzia consisteva semplicemente nel fatto che non si era mai sposato e non aveva mai mostrato desiderio di restare in intimità con una donna.

 

Un giorno di estate si ammalò tanto gravemente, che mandò a chiamare la cognata e il figlio di lei.

I due arrivarono e fecero tutto ciò che potevano per dargli sollievo nelle sue ultime ore.

Mentre lo vegliavano, Takahama si addormentò.

 

Poco dopo una grande farfalla bianca volò dentro la stanza e si posò sul cuscino del vecchio.

Il ragazzo cercò di cacciarla via, ma quella tornò tre volte, come se fosse riluttante ad abbandonare il malato.

Alla fine il nipote di Takahama riuscì a farla uscire in giardino e a farle attraversare il cancello fino a farla entrare nel cimitero, dove si posò sulla tomba di una donna e misteriosamente scomparve.

Osservando la tomba, il giovane trovò il nome “Akiko” scritto su di essa, insieme a un epitaffio che raccontava come Akiko era morta all’età di diciotto anni.

Benché la tomba fosse ricoperta di muschio e sembrasse costruita decenni prima, il ragazzo notò che era circondata di fiori e che il piccolo serbatoio dell’acqua era stato riempito di recente.

 

Quando il giovane tornò alla casa, Takahama era ormai spirato.

Si rivolse alla madre e le raccontò quello che aveva visto nel cimitero.

 

«Akiko?» mormorò la madre.

«Quando tuo zio era giovane, fu fidanzato con Akiko.

La ragazza morì di tubercolosi proprio il giorno prima delle nozze.

Quando lasciò questo mondo, tuo zio decise che non si sarebbe mai sposato e che avrebbe vissuto per sempre vicino alla sua tomba.

Per tutti questi anni ha mantenuto la sua promessa e ha conservato nel cuore tutti i dolci ricordi del suo unico amore.

Tutti i giorni Takahama si recava nel cimitero, sia che l’aria fosse profumata dalla brezza dell’estate, sia che fosse appesantita dalla neve che cadeva d’inverno.

Tutti i giorni pregava che lei fosse felice, bagnava la tomba con le sue lacrime e portava dei fiori.

Adesso che Takahama stava morendo e non poteva più svolgere il suo compito amoroso, Akiko è venuta per lui.

Quella farfalla bianca era la sua anima dolce e innamorata».

 


 

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Commenti: 4
  • #1

    Alex (lunedì, 27 febbraio 2012 11:41)

    Meglio la seconda.
    Bellissima la leggenda.....

  • #2

    Irene (lunedì, 27 febbraio 2012 17:40)

    Sulla morte, senza esagerare
    Di Wislawa Szymborska

    Non s’intende di scherzi,
    stelle, ponti,
    tessitura, miniere, lavoro dei campi,
    costruzione di navi e cottura di dolci.

    Quando conversiamo del domani
    intromette la sua ultima parola
    a sproposito

    Non sa fare neppure ciò
    che attiene al suo mestiere:
    né scavare una fossa,
    né mettere insieme una bara,
    né rassettare il disordine che lascia.

    Occupata a uccidere,
    lo fa in modo maldestro,
    senza metodo né abilità.
    Come se con ognuno di noi stesse imparando.

    Vada per i trionfi,
    ma quante disfatte,
    colpi a vuoto
    e tentativi ripetuti da capo

    A volte le manca la forza
    di far cadere una mosca in volo.
    Più di un bruco
    la batte in velocità

    Tutti quei bulbi, baccelli
    antenne, pinne, trachee
    testimoniano i ritardi
    del suo svogliato lavoro.

    La cattiva volontà non basta
    e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
    è, almeno finora, insufficiente.

    I cuori battono nelle uova,
    crescono le ossa dei neonati.
    Dai semi spuntano le prime due piccole foglie
    e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.

    Chi ne afferma l’onnipotenza
    è lui stesso la prova vivente
    che essa onnipotente non è.

  • #3

    Selenia (lunedì, 27 febbraio 2012 23:14)

    bellissima! Per le canzoni non saprei...anche la prima ha il suo perché ;)

  • #4

    Camilla (lunedì, 05 marzo 2012 11:32)

    Nel nostro tempo si è proibito il tema della morte come nel secolo scorso quello del sesso. La contingenza, la finitezza, la fragilità, la sofferenza e la morte, - come la sconfitta, come ogni tipo di perdita – non fanno parte del quadro mentale dell’uomo occidentale. Sono avvenimenti secondari, estranei. Sono diventati temi proibiti, difficili”

    Philippe Aries