Nostra Signora Solitudine
“L’uomo il cui spirito è libero da ogni legame,
che ha vinto se stesso e ha allontanato tutte le cupidigie
accede alla suprema perfezione del non-agire”
Bhagavad Gita, XVIII,49
È da un po' di tempo che non scrivo per il mio blog, ma ci sono stati diversi ribaltamenti, e non tutti postivi, nella mia esistenza.
Un violento fulmine ha scosso la mia zona di comfort, facendo crollare la mia personale Torre dei Tarocchi.
Per chi non conosce la simbologia degli Arcani Maggiori, è la carta che annienta ogni certezza, colpendo inaspettatamente e distruggendo tutto ciò che hai costruito.
Spazza via le tue certezze costringendoti a ricominciare.
C’è un detto che sostiene che dopo la tempesta viene il sereno, ma prima si ha bisogno di fermarsi e capire la direzione che si deve prendere, ed è una fase di profonda solitudine.
Ho cercato sulla Treccani il significato di questa parola:
Solitudine deriva dal latino solitudo-dĭnis, a sua volta generato da solus ("solo", "a sé stante"), indicando la condizione di chi è, o si sente, separato dagli altri. Può derivare da cause fisiche (isolamento effettivo) o psicologiche, legate alla percezione soggettiva di mancanza di connessioni intime, anche in mezzo alla folla.
Mi sono sentita fuori posto, come se tutti andassero avanti mentre io ero “ferma al palo”.
Mi sono interrogata sulle mie scelte, chiedendomi se avessi sprecato la mia vita inseguendo un sogno.
Ma soprattutto mi sono sentita sola, da qui il titolo di questa mia riflessione, che ho preso in prestito da un libro appena letto di Daria Bignardi Nostra solitudine. Lei lo ha scartato, a me è piaciuto tantissimo.
Ma la solitudine può essere anche costruttiva, infatti offre l'opportunità di coltivare il proprio benessere interiore e creatività, perché stare sole intenzionalmente permette di ricaricarsi emotivamente, ridurre lo stress e migliorare la qualità delle relazioni.
Ed è entrata in gioco la mia resilienza, ovvero quella capacità di affrontare e superare eventi negativi o traumatici, riorganizzando positivamente la mia vita, adattandomi ai cambiamenti e uscendo rafforzata da queste esperienze.
Ho deciso così di ricostruire la mia torre, perché mi sono accorta che le sue fondamenta sono solide, ma soprattutto perché è valsa la pena essere una sognatrice, perché qualcosa di bello l’ho fatto.
Nel frattempo non ho abbandonato la scrittura e ho finito due libri ora in fase finale.
Mi ha aiutato anche la visione di un film La mattina scrivo, di cui ovviamente poi ho letto anche il libro, che mi ha dato una visione diversa della mia scrittura.
L’autore, Franck Courtès, racconta la sua storia in cui si trasforma da fotografo rinomato a un povero tuttofare nel sottobosco parigino, per seguire un sogno: diventare scrittore.
Ma ho riscoperto anche il disegno (se volete vederli, i miei pasticci le pubblico sui miei profili social), una mia vecchia passione. Ho poi passato parecchio tempo al mare a pensare e a camminare.
Perché ciò che è importante è sentire che stiamo dando vita al nostro sogno: è questo che ci rende grati, ogni mattina, di essere su questa terra, e io ho scelto di ripartire da me e da ciò che mi appaga profondamente.
