Il Matto è dentro di Noi

Il Matto, l'inizio e la fine di ogni gioco.

 

Il mio Arcano preferito.

 

Forse perché in questi anni si presentava nel gioco della mia vita.

M'invitava a prendere tutto spensieratamente, con leggerezza... ed io non lo facevo...

 

Perché ho scelto di mettere una mia foto come immagine del Matto?

Perché, per una volta, voglio rappresentarlo io.

 

Un abito dai mille colori, il mio cane che mi accompagna per la strada...e controlla che nessuno si avvicini, mentre io mi riposo sotto un albero.


Forse perché anni fa, in un momento, il più tragico ed insieme il più felice del mio percorso, scelsi di mettermi in strada per apprendere, prafrasando il dr. Bach, la lezione che ero venuta ad imparare in questa vita.

 

Ogni viaggio inizia dentro di noi, ed il Matto ci ricorda questo.

Ci ricorda anche che non è importante la meta finale, ma come si percorre la strada per arrivarci... passo per passo... godendosi il momento presente.

 

Al Matto non importa chi gli sta intorno, e lo giudica per quello che fa e per come lo fa. 

Ma va avanti per la sua strada, fischiettando tranquillo, e godendosi il Sole che gli scalda le spalle.

 

Il Matto è come un vento leggero di Primavera, che arruffa gioiosamente i nostri capelli, e ci sussura frasi scherzose dentro le orecchie, invitandoci a lasciare la via maestra per seguire viottoli nascosti nel profondo del bosco...

 

Ma chi è ancora il Matto?

 

Ce lo racconta Fabrizio de Andè nella sua canzone "Un Matto"

 

Tu prova ad avere un mondo nel cuore 
e non riesci ad esprimerlo con le parole, 
e la luce del giorno si divide la piazza 
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa, 
e neppure la notte ti lascia da solo: 
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro 

E sì, anche tu andresti a cercare 
le parole sicure per farti ascoltare: 
per stupire mezz'ora basta un libro di storia, 
io cercai di imparare la Treccani a memoria, 
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto, 
continuarono gli altri fino a leggermi matto. 

E senza sapere a chi dovessi la vita 
in un manicomio io l'ho restituita: 
qui sulla collina dormo malvolentieri 
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri, 
qui nella penombra ora invento parole 
ma rimpiango una luce, la luce del sole. 

Le mie ossa regalano ancora alla vita: 
le regalano ancora erba fiorita. 
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina 
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina; 
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia 
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia"


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