Felicità, Sacro Graal del Mondo Occidentale

Ogni tanto, per la scelta delle mie letture, seguo un suggerimento che arriva casualmente.

 

Questa volta, ho voluto seguire l’Astro-consiglio del blog di Gioia Gottini dedicato al mio segno zodiacale, e ho quindi letto il libro consigliatomi: Felicità” di Will Ferguson.

 

La trama la potete leggere seguendo il link, non sto qui a raccontarvela nei minimi dettagli, non vi voglio far perder tempo.

Vi scrivo solo due righe per farvi capire di cosa parla il libro, e così potete seguirmi meglio nelle mie riflessioni.

 

In una casa editrice newyorkese arriva un manoscritto elefantesco, come viene definito dal protagonista Edwin de Valu, scritto male, e copiato peggio da tanti altri libri di argomenti vari (manuali di auto-aiuto, libri antichi di saggezza varia, etc.).

Per vari motivi, il libro viene pubblicato senza un minimo di editing o correzione, e diventa in brevissimo tempo, un best seller sul tema come raggiungere la Felicità Assoluta.

Ma (e qui c’è un MA grande come il mare), la Felicità non ci rende felici (scusate il gioco di parole), perché, cito le parole del risvolto di copertina, “quando viene raggiunta porta all’annullamento dell’uomo “.

 

Dopo le prime pagine, volevo mollarlo, mi sembrava di perdere il mio tempo a leggerlo.

Ma poi, piano piano, mi ha conquistato.

 

Mi ha fatto pensare.

E questo è un male, pensare porta sempre a qualcos’altro.

 

Ho iniziato a riflettere se non avesse in fondo ragione.

Felicità è una bella parola, è il Sacro Graal del mondo occidentale, sempre in corsa per il suo raggiungimento.

Ma (e qui un MA ci vuole ancora), essere felici non ci fa realizzare.

O almeno per me funziona così.

 

Quando sono felice, non combino nulla.

Mi crogiolo nel momento. Tutto qui.

 

Quando invece sono insoddisfatta, triste, infelice (e tanti altri aggettivi del genere) la mia creatività ha balzi di fulgore.

Tutto il mio lavoro nasce da quei momenti.

Non sono masochista, intendiamoci, mi piace essere felice e soddisfatta di me.

Ma non voglio nemmeno rinnegare i miei momenti negativi.

Sono quelli che mi hanno fatto diventare quella che sono.

Ho quindi deciso che non voglio più cercare di raggiungere la Felicità (anche se ogni tanto, come tutti, cado anch’io nella trappola), non m’interessa.

Voglio invece godermi il viaggio di questa vita, e accettare quello che viene, così, semplicemente.

Il motivo per cui sono su questa Terra e quale sia la lezione che ho da imparare (parafrasando il dr. Bach), non lo so ancora, e forse non m’interessa veramente saperlo (anche se sono molto curiosa), ma non voglio passare la mia vita facendomi queste domande.

Io non sono perfetta, e non lo voglio certo diventare.

Sai che noia! ( e qui penso che concorderete con me).

 

Quindi mi accetto con i miei difetti, le mie debolezze, il mio corpo non perfetto, i miei sbalzi d’umore, la mia irragionevolezza, i miei controsensi, e così avanti per chilometri.

 

Non ho ancora finito di leggere il libro, quindi non so ancora come andrà avanti.

Se dovessi scriverla io la FINE, mi piacerebbe un’insurrezione planetaria in cui tutti capiscono che non vale la pena essere Felici e perfetti. Sarebbe come vivere nel Paradiso di Dante.

E chi lo ha letto fino in fondo, oltre a Benigni e pochi altri colti?

Non siete d’accordo con me che è molto più avvincente l’Inferno?

Quindi continuo per la mia strada, godendomi il cammino, accettando quel che viene.

E prendendo i miei Fiori, quando entro in conflitto con questa semplice realtà.

 

Camilla

 

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Commenti: 1
  • #1

    Riccardo E. (lunedì, 23 settembre 2013 11:09)

    Ottima riflessione. Un giorno sarebbe bello che si riesaminasse anche il nostro rapporto con la NOIA... (Google+)