C’era una volta un Giardino triste

Madre con Bambino, G. Barbieri (1900)
Madre con Bambino, G. Barbieri (1900)

C’era una volta un bellissimo giardino.

E c’era volta una mamma che portava i suoi bimbi a giocare in quel giardino.

Era la sua unica gioia.

Lei veniva da un paese molto lontano, e aveva un marito crudele che non le permetteva di uscire di casa.

Poteva solo portare i suoi bambini a giocare in quel giardino sotto casa.

Ma una altra donna triste e sola, un giorno, le impedì anche questo:

 

“I bambini fanno rumore, e calpestano l’erba!

Questo è un bellissimo giardino, e così deve rimanere.

Vieteremo l’entrata oltre che ai cani, anche ai bambini!”

 

 

 

Questa però non è una favola,ma una storia vera.

E quindi, come spesso succede nella vita reale, non c'è un lieto Fine.

 

 

Incontrai la mamma con i suoi bambini, che singhiozzava disperatamente sulle scale di casa.

 

Mi ricordò la favola del Principe Felice di Oscar Wilde!

Non è importante l'apparenza delle cose, ma la loro Anima.

 

I Giardini sono stati creati per generare Gioia, non per essere solo ammirati da lontano come un’opera d’arte!

 

I Giardini diventano belli quando sono attraversati dalle risate dai bambini che giocano, dai cani che si rotolano in mezzo all’erba, o dalla gente che vi si ferma per leggere un libro o fare quattro chiacchiere tra un impegno e l’altro.

 

In caso contrario, possono anche essere bellissimi, ma sono solo giardini tristi.

 

Tutto il resto è solo umana vanità!

 

Camilla

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Commenti: 3
  • #1

    Helvia (giovedì, 12 settembre 2013 08:59)

    ci sono alcuni-e che vivono come zombi e non vogliono che qualcuno sia felice, tristi anche loro come i giardini dove non si può andare per non sciuparli

  • #2

    camilla (giovedì, 12 settembre 2013 08:59)

    La persona in questione è una donna con molteplici interessi, ma triste e amareggiata dalla vita. Ma questo non le permette di rifarsi su chi è più debole di lei

  • #3

    Helvia (giovedì, 12 settembre 2013 09:00)

    gli interessi a volte se sono molteplici ma troppi non ci fanno del bene, sono solo un modo per non pensare più di tanto a noi stesse.prendere coscenza di noi in relazione alle alterità ,generare accoglienza ha bisogno di un lavoro lungo e faticoso....a meno che non lo si abbia come dote alla nascita ....ma non accade spesso